Monday, 18 October 2010

Wasted work #1












E’ capitato a tutti, sono sicura, la triste esperienza di aver fatto
dei lavori non pagati che poi non son stati neanche pubblicati.
Purtroppo è un malcostume (perché di malcostume si tratta) molto diffuso
e spesso gli artefici non sono solo committenti privati,
che agiscono superficialmente nell’avanzare richieste
(come il caso che espongo oggi), ma spesso sono anche le società e le case editrici
a trattare superficialmente il lavoro degli artisti.

In ogni caso con questo andazzo il tempo passa e si spreca dietro a lavori inutili
e iniziano a crearsi pile di fogli con tavole, studi, illustrazioni
che dovranno vivere nel limbo in quanto non saranno pubblicate
e non sono neanche riciclabili per altri lavori.
Quando poi c’è il problema dei diritti sui personaggi, riservatezza etc,
diventano autentici lavori sprecati.

Bon la trama della storia questa volta è molto semplice:
una persona che conosco mi contatta per realizzare la copertina
del libro di un suo conoscente (la casa editrice gli aveva lasciato
la libertà di potersi scegliere un’illustrazione autonomamente
a quanto mi era stato detto).
Il romanzo si rivolge a un target adolescenziale quindi questa persona mi ha detto
che a loro sarebbe piaciuta una copertina dallo stile fumettistico tipo il mio
che avrebbe potuto rivelarsi accattivante per quel genere di pubblico.
Io mi sono dedicata alla cosa nel modo più professionale possibile:
mi son letta alcuni capitoli del romanzo e poi
ho buttato giù velocemente alcune idee per una possibile copertina.

wasted work #1img4colwasted work #2

img1col

L’autore ne ha scelta una (indicandomi qualche picola modifica) ed io ho iniziato a lavorarci
aggiornadolo passo passo dalle matite alle chine fino alla fase finale di colorazione.



wasted work pencilWasted work 3
wasted work #3
(visto che ci sono vorrei ringraziare Iko che in fase di colorzione mi aveva consigliata
e che forse ricorda quanto seriamente mi sono applicata su questa illustrazione)...

Epilogo ormai chiaro della storia è stato che per questo lavoro
non ho avuto né soldi né “gloria”, ma la cosa peggiore,
quella che mi ha spinto a scrivere questo post con tanto di testa di cavallo annessa
è che è stato veramente amaro e triste per me constatare
l’atteggiamento delle persone che mi hanno commissionato il lavoro.
Innanzitutto la notizia della mancata pubblicazione mi è stata inviata molto sbadatamente (infatti non mi è arrivata)
e sono venuta a conoscenza dell'accaduto solo molto tempo dopo e per mia iniziativa.
In secondo luogo la risposta, nella quale mi si comunicava che il libro era stato pubblicato da tempo ormai,
conteneva l’infelicissima frase che mi ha fatto incazzare come una biscia “peccato per quegli schizzi che hai fatto a vuoto…”.
Sarò permalosa io, ma sentir ridurre la mia illustrazione
(che non sarà perfetta, adeguata, bellissima e che può benissimo non piacere agli editori,
non lo metto in dubbio) ad un semplice schizzo mi fa capire quanta mancanza di rispetto
ci sia nei confronti del mio lavoro.

Non è assolutamente per avversione personale nei confronti di queste persone
che racconto queste cose, probabilmente loro hanno agito così semplicemente per superficialità
e forse per ignoranza, ma non sono le uniche a pensare e ad agire in questo modo...
probabilmente questa visione dell’illustratore che fa le cose tanto per divertirsi
(e tanto che ci perde le fa in un attimo!) è molto diffusa,
ma credo che sia giunta l’ora di reagire.
Non metto in dubbio la mia parte di responsabilità nell'accaduto,
ma nel "danno" sentire in qualche modo ridotto ciò che si è fatto è quasi umiliante.
Evidentemente la gente va educata al rispetto per determinati tipi di lavoro.

IL MONITO:
Se pensate questo dei disegnatori e quando chiedete qualcosa a uno di loro
lo fate con questo spirito allora vi consiglio vivamente di stare alla larga,
il più lontano possibile da me, altrimenti dovrete scontrarvi con tutta la mia ira
(o quantomeno con il mio preventivo)!!!

Dal momento che non esiste nessun ente che tuteli la categoria forse sarebbe bene
che ogni artista/illustratore/disegnatore/fumettista denunci casi come questi apertamente,
così forse un giorno anche noi verremo considerati dei LAVORATORI
e non dei nullafacenti che di tanto in tanto vengono pagati per divertirsi.

Poi ci si domanda perché in questo paese non si campa con l'arte…

6 comments:

  1. Pienamente, totalmente d'accordo con te. La vera questione è che in italia lavori come l'illustratore, l'attore, il musicista e tanti altri mestieri inerenti all'arte non sono considerati lavori bensì passatempo. E' una questione di cultura, indubbiamente. Ma io non capisco davvero perché per fare l'avvocato bisogna avere una licenza mentre tutti possono improvvisarsi grafici e fotografi. Testa di cavallo anche per me.

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  2. Quello sarebe un altro discorso, forse troppo lungo e complesso da affrontare in un commento. credo che per quanto riguardi il grafico una sorta di patentino esista, per la categoria dei fotografi con la svolta digitale son diventati tutti professionisti. il problema è che son mestieri che non possono essere giudicati con criteri universali. c'è che frequenta scuole ha diplomi ma poi magari sui fatti non è tanto bravo lo stesso. Io ti dico l'anno scorso ho frequentato 4 mesi un corso di grafica presso una scuola di roma con un NOMOME ma non mi hanno insegnato una mazza.Se qualcuno dovesse chiedermi un lavoro di grafica gli direi di rivolgersi ad un altro perché io non sono in grado, il problema è che non tutti hanno la mia stessa onestà e pur di intascarsi i soldi si spacciano per qualunque cosa.
    E' il cliente che ti sceglie in base al proprio gusto personale, poi magari capita che uno sfonda con una stronzata e diventa sopravvalutato di colpo, ma anche questo è un discorso che vale per tutti i lavori artistici.

    Comunque quello che critico io nel post è un problema che in questo momento sento veramentengrave e sono giunta alla conclusione che se non è la categoria stessa dall'interno a cambiare questa mentalità marcia in italia resteremo sempre così.
    io ho collaborato più di una volta con uno sceneggiatore americano ho fatto con lui 2 progetti che per vari motivi, una volta a causa sua, una volta perché non riuscivamo a vendere il progetto, non sono andati in porto,ma lui si è SEMPRE offerto di pagarmi il lavoro fatto di tasca sua. Io in quel caso ho rifiutato più che altro perché non erano progetti che mi aveva cmmmissionato ma erano cose create insieme, ma devo dire che nonostante tutte le incazzature che mi ha fatto prendere anche solo il gesto e l'offerta sono LODEVOLI.
    Capisci la differenza?

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  3. grandissimo post, lodevole parlarne, cercherò anche io di esporre le mie perplessità, ne abbiamo parlato spesso, mi sento molto rappresentata dalla tua analisi.
    La cosa che mi infastidisce di più è questa idea generale che il tempo che si impiega nel fare queste cose sia poco, perché noi sappiamo disegnare e che venga sminuito, come fosse solo un gioco/hobby.

    Due settimane fa sono stata al Komikazen e sono rimasta un po' sconcertata dall'analisi polemica che ha fatto un moderatore durante un'incontro con Pablo auladell, che si riferiva al fumetto come "lavoro". Il moderatore diceva che era lodevole che Auladell lo definisse lavoro, perché molti giovani in Italia si mettono su un piedistallo e si definiscono artisti, dimenticando che questo sia un lavoro. Io ero allibita... sicuramente c'è anche qualcuno che si ritiene un artista, un dio sceso in terra, ma molti giovani disegnatori pensano che questo DEBBA essere un lavoro, personalmente vedo screditata spesso da parte della committenza (solitamente quando è un privato) la mia professionalità, spesso quando ci chiedono un disegno, non pensano che noi stiamo lavorando. Ma lo hai spiegato chiaramente anche tu.

    riguardo i grafici, non esiste nessun patentino, è l'anarchia totale, chiunque sappia usare phoshop e illustrator e voglia proporsi come tale, non ha vincoli. C'è chi è iscritto all'AIAP, che gli da un tono professionale, ma non è vincolante per lavorare.

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  4. Giulia, ero certa che avresti capito.
    Come dici tu ne abbiamo parlato parecchie volte.

    Non capisco il ragionamento di questo moderatore in quanto il fatto che uno si autodefinisca "artista" secondo me non implica il fatto che non consideri i suoi prodotti LAVORO.
    Da sempre gli artisti hanno fatto dell'arte il loro mestiere e hanno campato (chi bene e chi male) grazie alle commissioni.
    Non capisco perché le due cose debbano essere agli antipodi!
    Io mi sento artista nel modo che ho di affrontare il mio lavoro, per un margine di creatività che so di aver bisogno di mantenere, ma ciò non toglie che sia professionale, rispetti le scadenze e affronti qualunque commissione accetti con serietà. "artista" non significa né esaltato né "sbandato", irregolare.

    ...poi sinceramente nell'ambito del fumetto tutti sti giovani esaltati io non li conosco, se non altro perché c'è poco da esaltarsi con quello che si guadagna. Qualcuno c'è per carità ma non credo proprio sia la maggioranza.

    Del mestiere del grafico so poco sinceramente,forse rispetto altri lavori "creativi" è quello sul quale è più facile valutare le competenze con un esame e poter prendere una licenza riconosciuta.
    Per quanto riguarda le arti figurative in generale (intendendo fotografia, pittura, illustrazione, fumetto etc etc) trovo che possa essere una cosa molto pericolosa perché si finirebbe per dover per forza di cose dover fare una divisione tra uno stile e un modo di lavorare "ufficiale" e uno alternativo considerato minore (praticamente fare un passo indietro nella storia a prima dell'impressionismo XD!).
    E' un ambito nel quale il parere cambia molto a seconda del gusto personale del committente quindi credo non sarebbe giusto introdurre una "licenza" per praticare la professione... non so se avete capito cosa intendo.

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  5. secondo me basterebbe un albo degli autori di fumetto, come per i grafici i fotografi ecc. A cui ci si iscrive e dai quali si viene tutelati per questioni legali ed economiche. Manca un'associazione come l'AOI in inghilterra... anche l'associazione illustratori italiana non è altrettanto forte ed efficace secondo me.
    Ci sarebbe il sindacato dei fumettisti, ma non so, forse perché questo mestiere è fatto da persone che lavorano da sole, la cosa non sembra essere molto conosciuta...

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  6. Se il sindacato italiano fumettisti non è conosciuto un motivo ci sarà...
    ora non saprei dirti neanche io perché, ricordo che un mio professore ne parlava ai tempi della scuola in quanto era tra i promotori dell'iniziativa (ancora non esisteva), in ogni caso per chi volesse saperne di più mettiamo il link, informarsi non fa mai male:

    http://www.silf-cgil.org/

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